Quando “scade” la gravidanza?

Durante tutta la gravidanza ti hanno chiesto:

“Quando finisci il tempo?”

Questa espressione mi ha sempre dato l’idea di uno yogurt con data di scadenza. Anzi peggio, perché il “consumare preferibilmente” apposto sulle etichette degli alimenti, mette molta meno ansia della frase: “signora, il termine è scaduto da tre giorni”.

Succede, quindi, che arrivi alle famose 40 settimane, al famigerato duecentottantesimo giorno, e le contrazioni non iniziano!

Ed ora?? La gravidanza è scaduta, cosa fare?

Bene mamme, c’è una serie di belle notizie per voi:

1) La prima, fondamentale, è una rivelazione: la gravidanza non ha un giorno di scadenza!

2) La gravidanza viene definita a termine dalle 37 alle 42 settimane di gravidanza, quindi se vostro/a figlio/a nasce in questo intervallo di tempo, è nato a termine di gravidanza.

3) Nelle gravidanze post-termine, possono essere attuati degli interventi di monitoraggio intensivo della gravidanza, che permettono di attendere l’insorgenza naturale del travaglio.

4) L’insorgenza del travaglio, dopo il termine della gravidanza, può essere aiutata con metodi naturali.

5) L’induzione del travaglio non rappresenta una condanna ad un parto operativo vaginale o addominale.

Care mamme,

solamente il 6% delle donne partorisce naturalmente il giorno previsto per il parto. Per tutte le altre può avvenire prima o dopo senza alcuna complicanza per madre e neonato/a.

Cosa fare dunque?

Vivete serenamente le ultime settimane di gravidanza, contattate un’ostetrica e informatevi sulle possibilità di gestione di una gravidanza “oltre il termine”. Al momento giusto, il vostro bambino/bambina non esisterà a nascere!

NB: Vi consiglio di leggere questo rivoluzionario libro per conoscere il parto dal punto di vista del bambino!

A cura di:
Ostetrica Elisabetta Meschini

 

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